Lettere americane

Camillo Olivetti
LETTERE AMERICANE


Nota introduttiva di Renzo Zorzi

Fondazione Adriano Olivetti

pp. 265
1999
€ 25,00

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L’occasione del viaggio americano di Camillo Olivetti, creatore della “fabbrica di mattoni rossi” che passerà in mano al figlio Adriano, è il Congresso di elettricità a Chicago, al quale partecipa al seguito di Galileo Ferraris, suo docente al Politecnico di Torino. Il viaggio tuttavia si prolunga per un anno (dal luglio 1893 all’agosto 1894), durante il quale attraversa tutta l’America per conoscerne la realtà produttiva e industriale. Un viaggio alla base della storia olivettiana.

«13 agosto 1893. (…) Adesso che ti ho dato qualche impressione sulla città, ti dirò come vi ho passato il mio tempo. (…) Il sig Hammer ci condusse a Llewellin Park, distante una mezz’ora di ferrovia da New York a vedere il laboratorio di Edison. Il sig. Edison in persona ci venne a ricevere e fece con noi un po’ di conversazione e ci eseguì sul suo fonografo alcuni pezzi di musica. Come vedi ho cominciato presto a far la conoscenza di persone celebri. Edison ha là a Llewellin Park un enorme edificio che come la maggior parte degli edifici industriali e privati di qui è in legno. Là oltre una bellissima biblioteca e un magazzino in cui tiene un po’ di tutto ha un enorme laboratorio con una settantina di cavalli di forza motrice, macchine, dinamo elettriche, torni, macchine utensili, un gabinetto completo di fisica ed uno di chimica, un gabinetto fotografico e persino un teatro dove sta facendo esperienze, che pare fino adesso non riescano molto, sul cinematografo. È aiutato da un numero grande di assistenti e qualunque cosa gli salti in mente di costruire lo può fare senza difficoltà. Edison è un bell’uomo, alto e tarchiato dalla faccia napoleonica. È gentile ma essendo piuttosto sordo, e d’altra parte non essendo il prof. Ferraris capace per il momento né di intendere, né di spiegarsi molto in inglese, la conversazione non fu molto animata.»